Dacci oggi l’Apocalisse quotidiana

Sino a poco tempo fa ciò che preoccupava il governo, la classe politica, gran parte dei media e gli operatori finanziari con riguardo al nostro debito pubblico era il rating emesso da società private come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, e il fatto se il deficit di bilancio fosse sopra o sotto il 3 per cento del pil in base alle regole di Maastricht. Ora, con i mercati finanziari pervasi da nervosismo, l’euro in discussione e gli Stati Uniti che hanno fame di risparmio, il quadro è quasi di colpo cambiato.
14 AGO 20
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La manovra economica di Ferragosto approvata in Senato e rivolta al pareggio anticipato del bilancio nel 2013 è stata confezionata in grande fretta sotto lo stimolo dei movimenti negativi di questi bestioni neurotici. E la votazione parlamentare è stata accelerata, evitando ogni discussione, con la speranza di rasserenarli. E poiché la loro fame di tagli e tasse non sembrava placarsi, gli si è data in pasto una nuova manovra integrativa, sollecitata anche dal capo dello stato. Questa ha spostato in basso lo spread, mentre Piazza Affari si è ripresa, anche per altre cause. Così ora si scrutano con ansia i moti dei due nuovi idoli della meteorologia finanziaria, lasciando perdere ogni altra considerazione. In realtà la situazione non è facile, ma non è nemmeno vero che ogni giorno siamo all’Apocalisse.
Troppo fissati a consultare in maniera compulsiva il dato dello spread e l’andamento delle Borse, dimentichiamo due cose. Primo, che dopo l’opportuno rigore – che l’attuale manovra in qualche modo assicura – serve la crescita, oltre a una rassicurazione dei nostri frastornati risparmiatori, per dare solidità al bilancio e rendere appetibili i nostri titoli pubblici e privati. Secondo, che l’Italia è pur sempre maestra delle crisi artefatte. Dovremmo ricordarci del 1992-94, con tutta la retorica sull’Italia allo sfascio che però due anni dopo si è volatilizzata in poco tempo, grazie a una manovra di stabilizzazione e all’adesione all’Ue, con l’inflazione sotto controllo, il cambio col marco in rialzo e il deficit al di sotto del 3 per cento. Anche allora assistemmo al balletto tra misure prese, come la patrimoniale di Giuliano Amato sui depositi bancari, e quelle annunciate, come le tasse più assurde sulle jeep o la minimum tax, entrambe ritirate senza che le manovre di rientro ne soffrissero. Alla fine, però, si superò il peggio. Anche questa volta, quindi, attenzione a non farsi immobilizzare dal circo mediatico-finanziario.